DEFINIZIONE

Con il termine vertigine si indicano una vasta serie di disturbi dell’equilibrio che vanno dal senso di rotazione dell’ambiente intorno all’individuo (vertigini oggettive) e viceversa ad un quadro più sfumato di instabilità e strodimento (vertigino soggettive).

EPIDEMIOLOGIA

Le più comuni sono le vertigini oggettive causate soprattutto da vertigine parossistica posizionale benigna (150 casi/100.000/anno, due volte più frequente nel sesso femminile, elevata tendenza alla recidiva), malattia di Ménière (prevalenza tra lo 0,02 e lo 0,1%, età media 45 anni, lieve prevalenza del sesso femminile), nevrite vestibolare.

DESCRIZIONE E SINTOMATOLOGIA

La vertigine oggettiva, caratterizzata da un’illusione di rotazione dell’ambiente rispetto al soggetto, è la più comune ed è didatticamente correlata ad una lesione periferica dell’organo dell’equilibrio. Se si tratta di una crisi singola potrebbe trattarsi di neurite vestibolare (spesso idiopatica oppure dopo infezione virale delle alte vie aeree, in presenza di fattori di rischio cardiovascolare tra cui microembolia o da herpes simpex), labirintopatia traumatica (nel 15% di casi di trauma cranico si può determinare una lesione a carico dei recettori vestibolari), labirintite virale e batterica. Quando la vertigine oggettiva si caratterizza per crisi ripetute si deve pensare a malattia di Ménière (determinata da idrope endolinfatica e associata a acufene, ovattamento auricolare, ipoacusia unilaterale), vertigine parossistica posizionale (nota anche come cupolo- o canalolitiasi; dovuta alla presenza di depositi endolinfatici, gli otoliti, all’interno dei canali semicircolari), fistola perilinfatica o labirintica, sindrome di Minor (o sindrome da deiscenza del canale semicircolare superiore), vertigine parossistica infantile.

La vertigine soggettiva è invece caratterizzata da un’illusione di movimento del capo rispetto all’ambiente ed è meno frequento rispetto aagli altri tipi di vertigine. Tra le cause si annoverano lesioni dell’angolo ponto-cerebellare (neurinomi dell’VIII paio di nervi cranici, meningiomie tumori epidermoidi), lesioni del tronco encefalico e del cervelletto (tumori del cervelletto, insufficienza vertebro-basilare, lesioni vascolari permanenti, sindromi nucleo-reticolari), vertigine emicranica, sequele di traumi cranici.

Per quanto concerne i sintomi oltre all’alterata percezione di movimento si possono associare ipoacusia, acufeni, nausea e vomito, trnasitori disturbi visivi, cervicalgie, paresetesie degli arti.

ESAMI DIAGNOSTICI

• Anamnesi ed esame obiettivo

• Otomicroscopia

• Esame vestibolare (nistagmo spontaneo e provocato, riflessi vestibolo-spinali, segno della fistola, prove termiche)

• Esame audioimpdenziometrico

• Controllo di pressione arteriosa e glicemia

TERAPIA MEDICA

Particolare importanza ha la terapia riabilitativa-liberatoria (quella liberatoria è fondamentale in caso di VPPB, quella riabilitativa mira a favorire l’instaurarsi dei meccanismi di compenso vestibolare).

La terapia farmacologica può essere distinta in eziologica (antibiotici ed antivirali in caso di sospetta infezione; antiaggreganti piastrinici, antitrombotici e vasodilatatori se si sospetta una genesi vascolare-ischemica; steroidea nelle forme autoimmunitarie), patogenetica (glicerolo, plasma expanders e diuretici nella malattia di Ménière; terapia iperbarica in caso di ipo-ossigenazione tissutale distrettuale; corticosteroidi per ridurre l’edema reattivo; neurotrofici), sintomatica (benzodiazepine, benzamidi, anti-istaminici, fenotiazine, anticolinergici, betaistidina).

TERAPIA CHIRURGICA

La terapia chirurgica è utilizzata quando le altre terapie non si dimostrano in grado di controllare i disturbi vertiginosi.Alle labirintectomie o neurectomie vestibolari si preferisce ormai da tempo la deafferentazione labirintica farmacologica con farmaci ototossici (particolarmente utile nella malattia di Ménière).